"IN COMPAGNIA DEL VANGELO - meditazioni per la testimonianza."
Vangelo Mc 5,21-43
In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all'altra
riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E
venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo
vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia
figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e
viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Ora
una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto
sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza
alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù,
venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti:
«Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito
le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita
dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era
uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie
vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe
intorno a te e dici: "Chi mi ha toccato?"». Egli guardava attorno, per
vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante,
sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli
disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha
salvata. Va' in pace e sii guarita dal tuo male».
Stava ancora
parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire:
«Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù,
udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere,
soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a
Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.
Giunsero alla
casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che
piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e
piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli,
cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e
quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano
della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti
dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva
infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò
loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da
mangiare.
Questo blog mettera in rete tutte le iniziative del progetto oratorio di rete dello spilimberghese.
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mercoledì 27 giugno 2012
mercoledì 20 giugno 2012
VANGELO DELLA DOMENICA - 24 giugno 2012
"IN COMPAGNIA DEL VANGELO - meditazioni per la testimonianza."
NATIVITA' DI SAN GIOVANNI BATTISTA
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 1,57-66.80.
Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un
figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in
lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c'è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All'istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.
Il bambino cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.
Meditazione
Dalla liturgia bizantina
Lucernario dei Grandi vespri della festa della natività di Giovanni Battista
NATIVITA' DI SAN GIOVANNI BATTISTA
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 1,57-66.80.
Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un
figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in
lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c'è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All'istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.
Meditazione
Dalla liturgia bizantina
Lucernario dei Grandi vespri della festa della natività di Giovanni Battista
«Ricondurrà molti figli d'Israele al Signore loro Dio. Gli camminerà innanzi ..., per preparare al Signore un popolo ben disposto»
Oggi viene al mondo il grande Precursore,
nato dal seno sterile di Elisabetta.
E' il più grande fra tutti i profeti;
nessun altro è stato come lui,
poiché è la lampada che precede di poco la luce sfolgorante
e la voce che precede il Verbo.
Conduce a Cristo la Chiesa, sua fidanzata,
e prepara per il Signore il popolo eletto,
purificandolo con l'acqua in vista dello Spirito.
Da Zaccaria nasce questo germoglio,
il più bello fra i figli del deserto,
l'araldo della conversione,
colui che purifica con l'acqua chi si era smarrito,
annuncia la resurrezione
fin nel soggiorno dei morti,
e intercede per le anime nostre.
Dal seno di tua madre, beato Giovanni,
sei stato il profeta e precursore di Cristo:
hai sussultato di gioia
vedendo la Regina venire dalla sua serva,
e portarti Colui che il Padre genera senza madre da tutta l'eternità,
tu, nato da una donna sterile e da un vecchio,
secondo la promessa del Signore.
Pregalo di avere pietà delle anime nostre.
(Riferimenti biblici: Mt 11,11; Gv 5,35; Mt 3,3; Gv 3,29; Lc 1,17; 3,16; Mc 6,28; Lc 1,40; 1,13)
nato dal seno sterile di Elisabetta.
E' il più grande fra tutti i profeti;
nessun altro è stato come lui,
poiché è la lampada che precede di poco la luce sfolgorante
e la voce che precede il Verbo.
Conduce a Cristo la Chiesa, sua fidanzata,
e prepara per il Signore il popolo eletto,
purificandolo con l'acqua in vista dello Spirito.
Da Zaccaria nasce questo germoglio,
il più bello fra i figli del deserto,
l'araldo della conversione,
colui che purifica con l'acqua chi si era smarrito,
annuncia la resurrezione
fin nel soggiorno dei morti,
e intercede per le anime nostre.
Dal seno di tua madre, beato Giovanni,
sei stato il profeta e precursore di Cristo:
hai sussultato di gioia
vedendo la Regina venire dalla sua serva,
e portarti Colui che il Padre genera senza madre da tutta l'eternità,
tu, nato da una donna sterile e da un vecchio,
secondo la promessa del Signore.
Pregalo di avere pietà delle anime nostre.
(Riferimenti biblici: Mt 11,11; Gv 5,35; Mt 3,3; Gv 3,29; Lc 1,17; 3,16; Mc 6,28; Lc 1,40; 1,13)
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mercoledì 13 giugno 2012
VANGELO DELLA DOMENICA - 17 giugno 2012
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 4,26-34.
In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa
possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo
descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul
terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma,
quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante
dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare
il nido alla sua ombra».Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.
Meditazione
Omelia 98 ; CCL 24A, 602
«Ma appena seminato cresce e diviene più grande di tutti gli ortaggi»
Fratelli, avete imparato come il Regno dei cieli, in tutta la sua
grandezza, è paragonato ad un granello di senape... E' questo ciò che
sperano i credenti? E' questo ciò che i fedeli attendono? ... E' questo
“ciò che occhio non vide, orecchio udì, ciò che non è mai entrato nel
cuore dell'uomo”? E' questo ciò che l'apostolo Paolo promette e che è
tenuto in serbo nel mistero ineffabile della salvezza, per quelli che lo
amano? (1Cor 2,9) Non lasciamoci sconcertare dalle parole del Signore.
Se, infatti, “la stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e la
debolezza di Dio è più forte degli uomini” (1Cor 1,25), questa cosa così
piccola, che è il bene di Dio, è più splendida di tutta l'immensità
del mondo. Potessimo solo seminare nel nostro cuore
questo granello di senape, in modo che diventi il grande albero della
conoscenza (Gen 2,9), si innalzi in tutta la sua altezza per elevare il
nostro pensiero fino al cielo, e spieghi tutti i rami
dell'intelligenza...
Cristo è il Regno. Come un granello di senape, è stato gettato in un giardino, il corpo della Vergine. E' cresciuto ed è diventato l'albero della croce che copre la terra intera. Dopo essere stato macinato dalla Passione, il suo frutto ha prodotto abbastanza sapore da dare buon gusto ed aroma a tutti gli esseri viventi che lo toccano. Poiché, finché il granello di senape resta intatto, le sue virtù restano nascoste, ma esse dispiegano tutta la loro potenza quando il granello viene macinato. Così Cristo ha voluto che il suo corpo fosse macinato perché la sua forza non restasse nascosta... Cristo è re, poiché è il principio di ogni autorità. Cristo è il Regno, poiché in lui si trova tutta la gloria del suo regno.
Cristo è il Regno. Come un granello di senape, è stato gettato in un giardino, il corpo della Vergine. E' cresciuto ed è diventato l'albero della croce che copre la terra intera. Dopo essere stato macinato dalla Passione, il suo frutto ha prodotto abbastanza sapore da dare buon gusto ed aroma a tutti gli esseri viventi che lo toccano. Poiché, finché il granello di senape resta intatto, le sue virtù restano nascoste, ma esse dispiegano tutta la loro potenza quando il granello viene macinato. Così Cristo ha voluto che il suo corpo fosse macinato perché la sua forza non restasse nascosta... Cristo è re, poiché è il principio di ogni autorità. Cristo è il Regno, poiché in lui si trova tutta la gloria del suo regno.
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mercoledì 6 giugno 2012
VANGELO DI DOMENICA - CORPUS DOMINI - 10 giugno 2012
"IN COMPAGNIA DEL VANGELO - meditazioni per la testimonianza."
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 14,12-16.22-26
Il primo giorno degli àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i
discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu
possa mangiare la Pasqua?».
Allora mandò due dei suoi discepoli,
dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una
brocca d'acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: "Il
Maestro dice: Dov'è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua
con i miei discepoli?". Egli vi mostrerà al piano superiore una grande
sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi».
I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.
Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell'alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».
Dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.
Meditazione
San Giovanni Crisostomo (c. 345-407), sacerdote ad Antiochia poi vescovo di Costantinopoli, dottore della Chiesa24ma Omelia sulla prima lettera ai Corinti, 2 ; PG 61,199
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 14,12-16.22-26
Allora mandò due dei suoi discepoli,
dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una
brocca d'acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: "Il
Maestro dice: Dov'è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua
con i miei discepoli?". Egli vi mostrerà al piano superiore una grande
sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi».I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.
Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell'alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».
Dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.
Meditazione
«Questo è il mio sangue ... versato per molti»
Chi ama in questo mondo testimonia la sua generosità dando denaro,
vestiti, i regali più diversi; ma nessuno dà il suo sangue. Cristo,
lui, lo dà; prova in questo modo la tenerezza e l'ardore con cui ci
ama. Sotto la Legge antica... Dio accettava di ricevere il sangue dei
sacrifici, ma era per impedire al popolo di offrirlo agli idoli, ed era
già prova di grandissimo amore. Ma Cristo ha cambiato questo rito...;
la vittima non è più la stessa: è lui stesso che si offre in
sacrificio. «Il pane che noi spezziamo, non è forse
comunione con il corpo di Cristo?» (1Cor 10,16)... Cos'è questo pane?
Il corpo di Cristo. Che cosa diventano coloro che si comunicano con
lui? Il corpo di Cristo: non molti corpi, ma un corpo solo. Come il
pane, composto di tanti semi di grano, è un solo pane dove i semi
scompaiono, e come i semi vi restano ma è impossibile distinguerli
nella massa compatta, così noi tutti, insieme e con Cristo, diventiamo
una sola realtà... Ora, se partecipiamo tutti allo stesso pane, e se
tutti siamo uniti allo stesso Cristo, perché non mostriamo lo stesso
unico amore? Perché non diventiamo una sola cosa anche in quello?
E' ciò che si vedeva all'inizio: «La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuore solo e un'anima sola» (At 4,32)... Cristo è venuto a cercarti, tu che eri così lontano da lui, per unirsi a te; e tu, non vuoi essere uno con tuo fratello? ... Ti dividi con violenza da lui, dopo aver avuto dal Signore una così grande prova d'amore e la vita! Infatti, egli non ha dato soltanto il suo corpo, ma, siccome la nostra carne, presa dalla terra, aveva perduto la vita ed era morta a causa del peccato, egli vi ha introdotto per così dire un'altra sostanza, come un fermento: è la sua carne, la sua carne della stessa natura nostra ma esente dal peccato e piena di vita. E ce l'ha data affinché, nutriti al banchetto di questa nuova carne ..., potessimo entrare nella vita immortale.
E' ciò che si vedeva all'inizio: «La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuore solo e un'anima sola» (At 4,32)... Cristo è venuto a cercarti, tu che eri così lontano da lui, per unirsi a te; e tu, non vuoi essere uno con tuo fratello? ... Ti dividi con violenza da lui, dopo aver avuto dal Signore una così grande prova d'amore e la vita! Infatti, egli non ha dato soltanto il suo corpo, ma, siccome la nostra carne, presa dalla terra, aveva perduto la vita ed era morta a causa del peccato, egli vi ha introdotto per così dire un'altra sostanza, come un fermento: è la sua carne, la sua carne della stessa natura nostra ma esente dal peccato e piena di vita. E ce l'ha data affinché, nutriti al banchetto di questa nuova carne ..., potessimo entrare nella vita immortale.
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mercoledì 30 maggio 2012
VANGELO DI DOMENICA SS. TRINITA' - 03 giugno 2012
Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato.Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano.
E Gesù, avvicinatosi, disse loro: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra.
Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
Meditazione
« Dacci di professare la vera fede riconoscendo la gloria dell'eterna Trinità » (colletta)
L'anima che ama Dio non è mai sazia, ma è arduo parlare di Dio: il
nostro spirito è ben lontano da sì grande cosa...Più si cresce nella
conoscenza di Dio, più si sente profondamente la propria impotenza. Così
era Abramo, così anche Mosé: quando potevano vedere Dio, almeno per
quanto è possibile all'uomo, l'uno come l'altro si faceva il più piccolo
di tutti; Abramo si definiva «polvere e cenere», e Mosé si diceva
«impacciato di bocca e di lingua» (Gn 18,27; Es 4,11). Constatava
infatti la debolezza della sua lingua nel tradurre la grandezza di Colui
che il suo spirito possedeva. Parliamo di Dio non per quello che egli
è, ma per quanto possiamo comprenderlo. Quanto a te, se
vuoi dire o ascoltare qualcosa di Dio, lascia la tua natura fisica,
lascia i sensi del corpo... Eleva il tuo spirito sopra il creato,
contempla la natura divina: è là, immutabile, indivisa, luce
inaccessibile, gloria eclatante, bontà desiderabile, bellezza
ineguagliabile da cui l'anima è colpita, ma che non può tradurre in
parole adeguate.
Là è il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo ... Il Padre è il principio di tutto, la causa dell'essere di ciò che è, la radice dei viventi. E' colui da cui sgorgano la Sorgente della vita, la Sapienza, la Potenza, l'Immagine perfettamente simile al Dio invisibile: il Figlio generato dal Padre, Verbo vivente, che è Dio, e rivolto verso il Padre (1Cor 1,24; Eb 1,3; Gv 1,1). Da questo nome di Figlio, comprendiamo che egli condivide la stessa natura: non è creato da un comando, anzi brilla senza posa a cominciare dalla sostanza, unito al Padre dall'eternità, uguale a lui in bontà, uguale in potenza, e ne condivide la gloria... E quando la nostra intelligenza sarà stata purificata dalle passioni terrestri e avrà lasciato da parte ogni creatura sensibile, come un pesce che dagli abissi emerge in superficie, ritornata alla purezza della creazione, ella vedrà lo Spirito Santo là dov'è il Figlio e dov'è il Padre. Lo Spirito, essendo della stessa essenza secondo la natura, possiede anche lui tutti i beni: bontà, rettitudine, santità, vita... Come bruciare è collegato al fuoco e risplendere alla luce, così non si può togliere allo Spirito Santo il santificare o far vivere, e altrettanto la bontà e la rettitudine.
Là è il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo ... Il Padre è il principio di tutto, la causa dell'essere di ciò che è, la radice dei viventi. E' colui da cui sgorgano la Sorgente della vita, la Sapienza, la Potenza, l'Immagine perfettamente simile al Dio invisibile: il Figlio generato dal Padre, Verbo vivente, che è Dio, e rivolto verso il Padre (1Cor 1,24; Eb 1,3; Gv 1,1). Da questo nome di Figlio, comprendiamo che egli condivide la stessa natura: non è creato da un comando, anzi brilla senza posa a cominciare dalla sostanza, unito al Padre dall'eternità, uguale a lui in bontà, uguale in potenza, e ne condivide la gloria... E quando la nostra intelligenza sarà stata purificata dalle passioni terrestri e avrà lasciato da parte ogni creatura sensibile, come un pesce che dagli abissi emerge in superficie, ritornata alla purezza della creazione, ella vedrà lo Spirito Santo là dov'è il Figlio e dov'è il Padre. Lo Spirito, essendo della stessa essenza secondo la natura, possiede anche lui tutti i beni: bontà, rettitudine, santità, vita... Come bruciare è collegato al fuoco e risplendere alla luce, così non si può togliere allo Spirito Santo il santificare o far vivere, e altrettanto la bontà e la rettitudine.
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mercoledì 23 maggio 2012
IN COMPAGNIA DEL VANGELO - meditazioni per la testimonianza
VANGELO DI DOMENICA DI PENTECOSTE - 27 maggio 2012
e anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dal principio.Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l'annunzierà.
Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l'annunzierà.
Meditazione
Contro le Eresie, III, 17, 2 : SC 211
« Pregherò il Padre e vi darà un altro Consolatore che resterà per sempre con voi »
Quando il Signore dava ai suoi discepoli il potere di far rinascere
gli uomini in Dio, diceva loro: «Andate dunque e ammaestrate tutte le
nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito
santo» (Mt 28,19). Infatti, aveva promesso per mezzo dei profeti di
effondere lo Spirito negli ultimi tempi sui suoi servi e le sue serve,
affinché essi profetizzino (Gl 3,1) ... Così nostro Signore ha promesso
alla samaritana «un'acqua viva», «perché ella non abbia più sete», e
non sia più costretta a bere un'acqua attinta con fatica ma abbia in se
stessa un'acqua «che zampilla per la vita eterna» (Gv 4,10-14). Si
tratta di poter bere ciò che il Signore ha ricevuto lui stesso dal
Padre, e che dona a sua volta a coloro che dimorano in lui, mandando lo
Spirito Santo su tutta la terra... Gedeone aveva
profetizzato che su tutta la terra si sarebbe sparsa la rugiada, che è
lo Spirito di Dio (Gdc 6,36-40). E' proprio questo Spirito che era sceso
sul Signore: «spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di
consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore»
(Is 11,2-3). A sua volta, il Signore ha dato questo Spirito alla
Chiesa, inviando dai cieli il Consolatore su tutta la terra – là dove
«Satana era precipitato come la folgore», secondo la parola del Signore
(Lc 10,18). Ecco perché questa rugiada ci è necessaria perché non
siamo sfiniti e resi sterili e perché là dove abbiamo un Accusatore (Ap
12,10), abbiamo anche un Consolatore.
Poiché il Signore ha affidato allo Spirito Santo l'uomo, il suo bene, che era caduto nelle mani dei briganti (Lc 10,30). Il Signore «ha avuto compassione di lui, gli ha fasciato le ferite»; ha dato «due denari» (v. 35) con l'immagine del re affinché, dopo aver ricevuto dallo Spirito «l'immagine e l'iscrizione» (Lc 20,23) del Padre e del Figlio, facessimo fruttare questo denaro che ci è stato affidato e lo restituissimo al Signore moltiplicato (cf Mt 25,14s).
Poiché il Signore ha affidato allo Spirito Santo l'uomo, il suo bene, che era caduto nelle mani dei briganti (Lc 10,30). Il Signore «ha avuto compassione di lui, gli ha fasciato le ferite»; ha dato «due denari» (v. 35) con l'immagine del re affinché, dopo aver ricevuto dallo Spirito «l'immagine e l'iscrizione» (Lc 20,23) del Padre e del Figlio, facessimo fruttare questo denaro che ci è stato affidato e lo restituissimo al Signore moltiplicato (cf Mt 25,14s).
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mercoledì 16 maggio 2012
"IN COMPAGNIA DEL VANGELO - meditazioni per la testimonianza." VANGELO DI DOMENICA 20/12/2012
VANGELO DI DOMENICA 20 maggio 2012
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 16,15-20.
Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato.
E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove,
prenderanno
in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro
danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora
essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava
insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che
l'accompagnavano.
Meditazione del giorno
Giovanni Taulero (circa 1300-1361), domenicano a StrasburgoDiscorso 20, 3° per l'Ascensione
«Per andare dove vado io, voi conoscete la via»
«Il Signore Gesù, dopo aver loro parlato, fu assunto in cielo»... Le
membra del corpo di Cristo devono seguire il capo, la testa, che oggi è
salito al cielo. Ci ha preceduti, per prepararci un posto (Gv 14,2), a
noi che lo seguiamo, in modo che possiamo dire con la fidanzata del
Cantico dei Cantici: «Attirami dietro a te,» (1,4)...
Vogliamo seguirlo? Dobbiamo anche considerare la via che ci ha mostrato
durante i trentatre anni: via di povertà, di spogliazione, talvolta
molto dure. Dobbiamo seguire assolutamente la stessa via se vogliamo
giungere, con lui, nel più alto dei cieli. Quando anche fossero morti
tutti i maestri e tutti i libri bruciati, troveremmo sempre, nella sua
vita santa, l'insegnamento sufficiente, poiché è lui stesso che è la
via e non un altro (Gv 14,6). Seguiamolo dunque.
Come la calamita attira il ferro, così Cristo amabile attira a sé tutti i cuori che ha toccati. Il ferro toccato dalla forza della calamita è sollevato in modo che non avverrebbe normalmente, si solleva seguendola, anche se è contro la sua natura. Non si ferma fino a che non si è sollevato. Così coloro che sono toccati in fondo al cuore da Cristo non sentono più gioia né sofferenza. Sono elevati al di là di se stessi fino a lui...
Quando non si è toccati, non è colpa di Dio. Dio tocca, spinge, si fa presente e desidera in egual modo tutti gli uomini, vuole in egual modo tutti gli uomini, ma la sua azione, la sua presenza ed i suoi doni sono ricevuti e accolti in modi molto diversi.... Noi amiamo e cerchiamo altre cose piuttosto che lui, ecco perché i doni che Dio offre senza sosta ad ogni uomo restano a volte inutilizzati... Possiamo uscire da questo stato d'animo solo con zelo coraggioso e deciso e con una preghiera sincera, interiore e perseverante.
Come la calamita attira il ferro, così Cristo amabile attira a sé tutti i cuori che ha toccati. Il ferro toccato dalla forza della calamita è sollevato in modo che non avverrebbe normalmente, si solleva seguendola, anche se è contro la sua natura. Non si ferma fino a che non si è sollevato. Così coloro che sono toccati in fondo al cuore da Cristo non sentono più gioia né sofferenza. Sono elevati al di là di se stessi fino a lui...
Quando non si è toccati, non è colpa di Dio. Dio tocca, spinge, si fa presente e desidera in egual modo tutti gli uomini, vuole in egual modo tutti gli uomini, ma la sua azione, la sua presenza ed i suoi doni sono ricevuti e accolti in modi molto diversi.... Noi amiamo e cerchiamo altre cose piuttosto che lui, ecco perché i doni che Dio offre senza sosta ad ogni uomo restano a volte inutilizzati... Possiamo uscire da questo stato d'animo solo con zelo coraggioso e deciso e con una preghiera sincera, interiore e perseverante.
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mercoledì 9 maggio 2012
«Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto» - VANGELO DEL GIORNO 09/05/12
Inauguriamo una nuova rubrica settimanale "Il Vangelo del Giorno" con un illustre spunto riflessivo.
Mercoledì 09 maggio 2012
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 15,1-8.
Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo.
Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto.
Voi siete gia mondi, per la parola che vi ho annunziato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se
stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me.
Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.
Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato.
In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.
Meditazione del giorno
San Cirillo d'Alessandria (380-444), vescovo e dottore della Chiesa
Commento al Vangelo di Giovanni, 10, 2
«Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto»
Il Signore dice ... che è lui stesso la vigna, per insegnarci a
restare legati al suo amore e mostrarci quanti vantaggi abbiamo
dall'unione con lui. Paragona ai tralci coloro che gli sono uniti,
conformati a lui in qualche modo e fissati in lui: sono già «partecipi
della sua natura» (2Pt 1,4) per il fatto che hanno ricevuto in dono lo
Spirito Santo. Poiché ciò che ci unisce a Cristo Salvatore è il suo
Spirito Santo...
Infatti, abbiamo ricevuto la nuova nascita da lui e in lui,
nello Spirito, in vista di portare frutti di vita; non della vita
vecchia e superata, ma della vita rinnovata dalla fede e dall'amore per
lui. Rimaniamo così, innestati in qualche modo in Cristo, legati costi
quel che costi al sacro comandamento che ci è stato dato. Sforziamoci
di custodire i benefici di tale nobiltà, cioè di non permettere in
alcun modo di «contristare lo Spirito Santo» (Ef 4,30) che abita in
noi, e per mezzo del quale sappiamo che Dio dimora in noi...
Nello stesso modo che la radice della vigna dà e distribuisce
ai tralci la sua qualità naturale e ciò che gli è proprio, così il
Verbo, unigenito Figlio del Padre, dà ai santi una ... parentela con la
sua natura dando loro lo Spirito, soprattutto a coloro che gli sono
uniti con la fede e una santità perfetta. Li nutre e fa crescere il
loro fervore; sviluppa in essi la capacità delle virtù e di ogni bontà.
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